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Lasciateli in pace…

Non credo vi sia altro da dire che questo…

Una famiglia segnata dal dolore, un calvario lungo anni ed anni, una vita che non é una vita.

Eluana Englaro non c’é più: é morta tanti anni fa, da quando il suo cervello ha smesso di funzionare, da quando l’ultima sinapsi  ha smesso di lavorare… Il suo corpo ha continuato a vegetare, per inerzia, senza controllo alcuno che non quello imposto dalle macchine e dai protocolli medici.

Un accanimento lungo anni, per mantenere un tronco acefalo in funzione. Un corpo senza Vita a vegetare.

Questa famiglia ha il diritto di mettere il punto ad una vicenda assurda. Ha il diritto di vivere il suo dolore e il ricordo nella propria intimità.

E cos’accade? Uno stormo di avvoltoi,un branco di sciacalli,  predatori, ratti di fogna, scatena una bagarre mediatica per…. Cosa? Interesse per la “vita” di Eluana? O per meri, sporchi, zozzi, schifosi, assurdi e obbrobriosi fini politici e di potere? Una vicenda chiassosa usata ad arte per distrarre, come sempre, la gente dai reali problemi del paese. Usare il dolore intimo di una famiglia affranta da anni di lotte e di sofferenze, per indossare le vesti dei buoni, dei difensori della vita (salvo poi emanare leggi vergognose come quelle sull’immigrazione, che hanno il sapore dello squallore di una repubblica delle banane)??? Politicanti di regime e una chiesa retrograda, alleati in questa crociata, non per salvare una “vita” che non esiste più, ma solo per rinverdire e rinfocolare un’immagine penosa, facendo leva sulla lacrimevole compassione dei più?? Con un accanimento senza paragoni. Insulso. Disturbante. Come si può gridare all’assassinio? Come si può fregarsene del dolore di una famiglia così? Mettere da parte i sentimenti di chi, questo dolore, lo ha vissuto giorno dopo giorno per anni per imporre la propria ragione?

Che vergogna. Che vergogna! Ma che schifo stà diventando questo paese?

Lasciateli in pace, sciacalli!

little bits of soul…

L’abbraccio di una cugina lontana e che, dopo anni, ho ritrovato semplicemente adorabile.



Il complimento di una persona cara, che non fa mai male al morale.



Il respiro di Ben all’unisono col mio e il calore del suo corpo che riscalda il mio viso poggiato su di lui.



Una risata con una persona poco più che sconosciuta.



Lo sfogo di una donna, solo in apparenza forte.



L’azzurro del cielo, mentre la brezza accarezza i miei capelli.



Piccoli pezzi di me e della mia anima… Che accompagnano i miei giorni e mi fanno semplicemente sorridere alla vita…

inispirazione

Non credo che la lingua italiana comprenda un simile termine che tuttavia, per me, ha una resa onomatopeica esaustiva.
Sono giorni che non posto. Proprio non ci riesco. Forse é la mancanza di ogni sorta di equilibrio, o, forse, più probabilmente, solo un evolversi di tante situazioni che mi lasciano perplesso, molto perplesso. E che non riesco a commentare/valutare/digerire corettamente/comprendere del tutto.
Certo non si può pretendere tutto. Non si possono avere il sole e la notte insieme. Come non si può cercare di entrare a tutti i costi nella testa di chi vuoi bene, tentando di capire se, quel suono che produce percuotendola, sia di acqua o di materia grigia viva. E non voglio neppure tentare di entrare nella mia testa per cercare di capire il perché di tante mie sensazioni e reazioni inconscie così contrastanti. Mi lascio andare, senza pensare, ciò che arriva sul momento lo prendo o lo lascio a seconda di un’ispirazione consapevolmente irrazionale.
C’é chi si aggrappa disperatamente ad una parvenza di normalità, in fuga dall’anormalità di altre situazioni inconcepibili che fanno parte della sua vita e finisce col ritrovarsi tra le mani altri problemi che non fanno altro che aggravare il peso di quelli già esistenti. Problemi utili? O perfettamente inutili, in quanto tali? Bella domanda.
C’é chi preferisce guardare in faccia la realtà, affrontarla a spada tratta subendone tutte le conseguenze del caso. Cuore impavido, mente elettrica, fegato robusto, a testa bassa: mi piego, ma non mi spezzo.
Chissà se questa sia la via.
C’é chi fa della solitudine un dramma. C’é chi sa farne un’amica fidata: come dice il proverbio, meglio soli che male accompagnati. E pure qui, chissà quale sia la via…
Non so, non mi pongo domande su questa sorta di filosofia. Ho i miei punti cardine: il mio incrollabile ottimismo, il mio guardare il bicchiere ammezzato come sempre pieno, i miei sbalzi di umore che mi fanno sentire vivo, la mia vita passata e tutte le esperienze che l’hanno contrassegnata, gli errori commessi, gli insegnamenti tratti, quelli futuri e gli insegnamenti che ne trarrò. Sono solo, nella mia vita di questi giorni caotici e privi di forma. E solo affronto la vita, ma non mi sgomento, perché non ho paura, soprattutto se penso a tutte quelle persone che hanno segnato la mia vita nel bene e nel male, che mi hanno dato tanto nel bene e nel male e che mi hanno fatto diventare ciò che sono adesso, nel bene e nel male…
A loro, dedico questa bellissima canzone che ho avuto il piacere di ascoltare dal vivo, in un concerto che definire energia pura é riduttivo… A loro, tutte loro, quelle che son passate e poi sparite, quelle che ancora mi dicono ti voglio bene, quelle che ancora mi dicono ti odio e chi fa ancora parte dei miei giorni…
Le forze della natura si concentrano in te, che sei una roccia, sei una pianta, sei un uragano.

La vita continua…

Mi guardo intorno e mi accorgo che la solitudine di questi giorni é solamente voluta. Toccare il fondo non é mai un esercizio gratificante. Si sa. Ma l’importante é che abbia iniziato a risalire. Pian piano. Guardando altrove e non più alle mie spalle.

Ciò che ho lasciato mi ha fatto del male. Un male che non ero mai arrivato a provare nella mia vita. E non sempre paga, caricarsi sulle proprie spalle un problema non nostro, solo per amore. Perché amore non stà scritto da nessuna parte che significhi compassione, pietà, commiserazione. Il rammarico é una parola. Non é uno stato d’animo. Guardare avanti, vivendo il presente al meglio, osando, cercando, é l’unica strada che mi sento di percorrere. Il passato é come un cumulo di detriti che l’aria, il vento, la pioggia e il sole, pian piano polverizzeranno, disperdendoli per sempre. Ma non me ne curo…

La vita mi si é riaperta davanti, come una porta, di botto, in una stanza buia, lasciando che i raggi del sole fendessero quel buio e asciugassero i brutti incubi che lo animavano torvamente.

Respiro, l’odore di una nuova primavera. Non voglio aspettare, restando ad interrogarmi: le corro incontro, lasciandomi pervadere dalle fragranze che l’accompagnano.

Grazie a tutti coloro che riempiono la mia vita. grazie ai vecchi e grazie anche alle persone nuove che scopro giorno dopo giorno, recando con se quella vitale e feconda sensazione di aria pura e nuova…

Such is the way of the world
You can never know
Just where to put all your faith
And how will it grow

Gonna rise up
Burning black holes in dark memories
Gonna rise up
Turning mistakes into gold

Such is the passage of time
Too fast to fold
Suddenly swallowed by signs
Low and behold

Gonna rise up
Find my direction magnetically
Gonna rise up
Throw down my ace in the hole

Rivendico!

Io rivendico il diritto a sentire…

Io rivendico il diritto alla rabbia…

Io rivendico il diritto alla gioia…

Io rivendico il diritto alla sofferenza…

Io rivendico il diritto al dolore…

Io rivendico il diritto all’allegria…

Io rivendico il diritto ad amare…

Io rivendico il diritto alla giustizia…

Io rivendico il diritto alla libera espressione…

Io rivendico il diritto alla parola…

Io rivendico il diritto al pensiero…

Io rivendico il diritto alle emozioni…

Io rivendico il diritto alla critica…

Io rivendico il diritto alla difesa…

Io rivendico il diritto alle mie azioni…

Io rivendico il diritto alle mie reazioni…

Io rivendico il diritto alle conseguenze…

Io rivendico il diritto alle mie responsabilità…

Che nessuno, dico nessuno, venga a dirmi quel che devo fare: perché decido io cosa, come, quando e perché.

Le parole sono belle…

E tu le sai usare bene: con effetto e grazia… Ma i fatti sono quelli che contano… Ho passato mesi, questi ultimi mesi, ad inseguire le tue parole. Ad ascoltare le tue promesse… I tuoi buoni propositi… I tuoi progetti… Anche quelli che riguardavano noi due. Sai? E’ da parecchio tempo, mesi, qualche anno, che non riuscivo più a vivere una vita che mi desse una certezza. Ho vissuto sempre sul chi vive, sul chi va là. Senza certezze per il futuro, senza poter pensare a nulla da poter progettare, anche un semplice viaggio, anche una semplice gita, senza l’assillo, la spada di damocle perennemente sulla testa che tu te ne andassi, che tu mollassi tutto, all’improvviso, da un momento all’altro.Una catastrofe continua, se vogliamo: ridurre le proprie vite ad un punto interrogativo.Ti ho vista crollare e poi rialzarti. Per poi crollare nuovamente e poi rialzarti ancora.Ma le nostre anime si stavano separando inevitabilmente, perse in un labirinto immerso nella nebbia. Si chiamavano, si sentivano, senza mai riuscire a raggiungersi. Un’angoscia continua e perenne… Un incubo senza fine.

In questi giorni rifletto sul fatto che non abbia neppure la voglia di comunicare con te. Di dirti nulla. Perché mi trovo senza parole. Ti ho detto tutto ciò che ti dovevo dire. Per converso ho trovato la solita reticenza. E l’ennesima delusione. Perché non avranno mai spiegazione i tuoi continui volontari cambi di marcia. Cambi di marcia che mai nessuno ti ha chiesto di fare o imposto o obbligato a seguire. Un giorno tornavi, il successivo te ne andavi. Senza una spiegazione plausibile. Poteva passare un mese nella “tranquillità” per poi, in un giorno, trovare il mondo rovesciato su se stesso.

Sono stanco. E non mi va più di lottare per un qualcosa in cui non credo più. E sai quanto ci abbia creduto…

Non mi va neppure di insultarti, di criticarti… Sono parole vuote che lancio e, nelle quali, non ripongo più nessun significato.

Non so se ho perso sei anni e mezzo della mia vita dietro ad una bambina.

Non so se ad un’età in cui avrei dovuto avere anche qualche figlio, sia normale ritrovarsi senza neppure una famiglia costruita. Grazie a te, ovviamente… E’ l’unica cosa che, oramai, ti possa rimproverare, anche se, in fondo, non é tutta colpa tua.

Mi sento vuoto. Vuoto come non mai. Sterile di sentimenti. Semplicemente non ho voglia di provare, né di sentire più di ciò che sia necessario. Mi é rimasto Ben e solo lui, l’unico essere vivente con cui abbia uno scambio di affetto, un legame forte.

Dopodiché il vuoto.

La vita continua. Si indossa la maschera giusta a seconda dell’occasione. Come sempre, del resto. Proseguo per la mia strada. Seguendo una via che non ha un senso, né un verso. Non so dove mi porterà. Ma continuo a camminare: tornare indietro, a quel passato recente così assurdo, no… E’ meglio avanzare e tirare dritto. Senza rimpianti: é la vita.

[audio:http://www.madncrazy.it/blogmad/BensBrother-LetMeOut.mp3]