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Stanchezza

Piangermi addosso, non é mai stato un esercizio che mi sia piaciuto fare.

Non serve a nulla. Non porta a nulla. I vittimisti sono persone vuote che hanno bisogno della presenza altrui per sentirsi vive: i vittimisti sono incapaci di vivere da soli. Semplicemente dipendono dagli altri. Io non sono un vittimista. Perché so stare solo.

Non voglio piangermi addosso, allora, ma sfogarmi di troppi, tanti mesi, vissuti sul filo del rasoio, cercando un equilibrio impossibile, perché materialmente instabile. E’ proprio come il concetto di equilibrio stabile e instabile in fisica: la famosa pallina sulla cima della convessità é in equilibrio instabile, perché basta un infinitesima perturbazione perché cada giù; la stessa pallina sul fondo della convessità, invece, é sempre in equilibrio stabile: qualsiasi perturbazione che ne modifichi lo stato, lei tornerà sempre al suo punto di equilibrio.

Paradossalmente, ho rincorso un equilibrio sulla cima della convessità, spendendo infinite energie per mantenerlo innaturalmente stabile.

Ho rincorso sogni, realtà irreali. E a poco basta dire che non sono stato il solo, che le cose si fanno sempre in due: tu, hai partecipato di persona fino a ieri a questa folle emorragia di energie, e non puoi nasconderti dietro ad un dito… Ma, come si fanno in due le cose, avrei potuto tirarmi indietro e fermarmi prima e lasciare che il tuo perenne moto caotico, non intaccasse un mio nuovo equilibrio stabile che mai, finora, si é verificato. Errore mio.

E’ sopraggiunta la stanchezza. Forse. O forse é semplice sconforto, al vedere che gira e rigira, non esiste alcuna volontà di superare delle difficoltà che, in fondo, non hanno ragione d’esistere.

Ma, forse, come sostiene qualcuno, il problema si può risolvere solo se ha una soluzione. Se una soluzione non c’é, il problema, semplicemente, non esiste. Ma non é possibile stabilire, tuttavia, se tutte le condizioni al contorno siano state considerate… Non é possibile neppure determinare se il problema sia indeterminabile oppure possa avere una soluzione determinata. E’ come avere davanti un sistema di equazioni a più variabili e scervellarsi per capire se, per caso, non si sia dimenticata qualche ipotesi iniziale che permetta di trovare una soluzione determinata o, se per caso, le ipotesi siano effettivamente quelle e il sistema resterà indeterminato, quindi, senza soluzione.

Ecco, alla fine, ciò che ha permeato mesi e mesi della mia vita recente. E tu, in tutto questo, non hai saputo fornire una sola spiegazione, una sola condizione al contorno valida: ti sei limitata a scompaginare, di volta in volta, il peso delle variabili e ad applicare un nuovo sistema di riferimento, portando ad un nuovo sistema di equazioni diverso dal precedente. E la storia ricominciava.

Hai parlato di “confusione”, fino all’altro giorno. E hai parlato pure di “scelte fatte”, sempre fino all’altro giorno. Hai parlato di “deliri” e hai parlato di “cose concrete”. La mattina presentavi una certa serie di condizioni, la sera la avevi già modificata, nell’arco di un fiat.

Alla fine hai scelto di non scegliere e di non assumerti alcuna responsabilità. Almeno per quel vagheggiato futuro di quando sarà.

Alla fine mi rifiuto io di seguire un ordine caotico di pensieri scoordinati. E’ tempo inutile, e in quanto inutile non esiste: e per questo non si può dargli importanza.

Rammarica che, in tutto questo, restino coinvolte figure che, forse, meritavano maggiore rispetto: in fondo non hanno colpa nel moto di tutto questo treno di pura follia, guidato da un macchinista ubriaco e gestito da un capotreno impazzito. Loro sono i passeggeri, forzati a restare a bordo: l’unica loro alternativa sarebbe gettarsi giù… Ma non é semplice neppure qui, in un sistema in continuo mutamento, determinare quali siano i punti di riferimento, sulla base dei quali descrivere il sistema e risolverlo. Quasi come se il punto di origine degli assi e gli angoli tra gli assi, invece di restare fisso, si spostasse indefinitamente in tutte le direzioni, costringendo, ogni volta a correggere il tutto per rapportarlo al nuovo riferimento. Ed in questo contesto, non é possibile neppure avere la capacità di poter tenere una direzione determinata. E’ come avere a che fare con un moto browniano studiato in un sistema di riferimento che non ha riferimenti. Di conseguenza non é semplice mantenere un atteggiamento coerente. Ci provi, ci tenti: ma la mattina, come sempre, arrivano nuove condizioni al contorno che ti fanno mutare quell’atteggiamento e l’opinione appena fomata. E la sera già sei costretto ad un nuovo aggiustamento. Gli eccessi, alla fine, inclusi quelli mortificanti di questi giorni, non sono nient’altro che conseguenze.

Sono stanco. Sono stanco della tua confusione. Dei tuoi colpi di testa. Dei tuoi cambiamenti repentini di idee. Del tuo continuo mutare atteggiamento. Del tuo continuo modificare gli equilibri non appena si stiano formando. Del tuo mutare dal giorno alla notte un’idea, un pensiero, un’opinione, un progetto. Senza neppure chiederti se si tratti di inezie tipo come si debba aprire un pacchetto di patatine o se si tratti di scelte importanti come pianificare la vita futura. Sono stanco della tua incapacità di dare il giusto peso alle parole, ai pensieri, agli argomenti che tratti. Sono stanco della tua facilità nel mancare di rispetto ai sentimenti: non solo quelli miei, ma di tutti quelli che ti vogliono bene. Tutto ciò non é serio. E ciò che non é serio non merita perdita di tempo inutile.

In fondo, il tempo inutile, quello a cui è meglio dare poca importanza, non esiste.

Adesso basta.

Fluttuare…

A volte mi capita di preferire l’isolamento al dialogo… Sono i momenti in cui, cuffie alle orecchie, isolo la mia mente dal mondo circostante, eliminando tutti i rumori e i suoni estranei e sciogliendo la mia attenzione nella musica…

Fluttuare… Alla fine la mia mente fluttua senza nessuna direzione precisa tra le onde dei suoni che inondano le mie orecchie…

Fluttuare, senza pensare, disperdere i pensieri che si arrovellano senza posa nel mare magnum delle note, chiudere gli occhi e non accettare neppure gli stimoli visivi e abbandonarsi senza remore alle melodie. E’ come navigare senza mèta, lasciando che siano le correnti a trasportarti, senza che nessuno pensi al timone.

In certi momenti è come una droga necessaria per non farmi sommergere da tante emozioni negative.

E’ come iniziare un viaggio onirico, un sognare ad occhi aperti tutto ciò che la melodia sul momento suggerisce, in un susseguirsi senza senso di immagini ed emozioni.

Serve, sì. Soprattutto quando tenti di fare il tuo meglio senza successo, quando ottieni ciò che vuoi ma non é quel che ti serve, quando ti senti stanco, ma non riesci a dormire, respinto sempre all’indietro… Quando le lacrime rigano il tuo viso, quando perdi qualcosa di insostituibile, quando ami qualcuno, ma tutto và male: cosa potrebbe essere peggio? … Sogni le luci che ti guideranno verso casa, accendendoti dentro ed io proverò a prendermi cura di te…*

Si, serve a capire che non sempre posso risolvere i problemi delle persone a cui voglio bene, serve a capire che non posso caricarmi di sensi di colpa per ciò che non potrei fare, perché sarebbe senza senso. Serve a capire che é meglio così, che ci sono momenti in cui é meglio che lasci camminare sulle proprie incerte gambe chi voglio bene, perché é il migliore insegnamento che possa ricevere. Serve a capire che non stò abbandonando nessuno, ma che stò solo facendo il mio fottuto dovere nei suoi confronti…

* (libera traduzione e adattamento di Fix You – Coldplay – X & Y)

la delicatezza non é per tutti…

Quando penso a te, la prima cosa che mi viene in mente sono i tuoi occhi e il tuo sorriso. Gli occhi di una persona così sensibile che, dentro, puoi leggervi un universo di emozioni. Il sorriso dolce di una persona così delicata, che non puoi non lasciarti contagiare.

Quando penso a te, vedo i tratti delicati del tuo viso, le piccole pieghe delle tue espressioni, la delicatezza della tua pelle, così morbida da accarezzare. Vedo i tuoi capelli sempre mossi, sento l’odore del tuo corpo che sa di morbido e di velluto.

Quando penso a te vedo i colori originali della tua vita. Perché la tua vita é tutto colore e con i colori trasmetti tutto ciò che vivi dentro di te. Sei come un quadro, sei come un pastello cangiante. Sei come un negozio di fiori, sei come un banco di frutta di stagione: colorato, odoroso, succoso.

Quando penso a te, odoro gli odori della tua vita. Sanno di pane, sanno di biscotto, sanno di fiore di campo, sanno di mare, sanno di cose semplici, non artefatte, sanno di via parigina, di quartier latino: odori e colori, pastelli e fragranze delicate.

Quando penso a te, vedo le piccole cose che ti danno piacere. I piccoli dettagli che ti infastidiscono, le piccole gioie quotidiane che ti fanno sorridere. Vedo i tuoi gesti e i tuoi movimenti. Quando lenti, quando frenetici, ognuno trasmette un’emozione.

Quando penso a te, sento la tua sensibilità, così immensa da potervici immergere e lasciarsi andare, provando qualcosa di irripetibilmente intenso. Sento le tue vibrazioni, le sento pure leggendo ciò che scrivi e lo interpreto e lo leggo e lo rileggo, per capire, comprendere, leggerti dentro ciò che, al di fuori, sembra un puro esercizio di stile.

Quando penso a te, l’emozione é viva. Il cuore batte. L’anima si risveglia. L’umore si anima. Rabbia, dolore, passione, gioia, felicità. Una continua evoluzione di stati d’animo, opposti, intensi, rabbiosi, gioiosi: la vita non può mai essere una noia vicino a te.

Senza di te le emozioni di oggi sarebbero la pelle morta delle emozioni passate!

Post ispirato dalla visione de “Il favoloso mondo di Amelie

inispirazione

Non credo che la lingua italiana comprenda un simile termine che tuttavia, per me, ha una resa onomatopeica esaustiva.
Sono giorni che non posto. Proprio non ci riesco. Forse é la mancanza di ogni sorta di equilibrio, o, forse, più probabilmente, solo un evolversi di tante situazioni che mi lasciano perplesso, molto perplesso. E che non riesco a commentare/valutare/digerire corettamente/comprendere del tutto.
Certo non si può pretendere tutto. Non si possono avere il sole e la notte insieme. Come non si può cercare di entrare a tutti i costi nella testa di chi vuoi bene, tentando di capire se, quel suono che produce percuotendola, sia di acqua o di materia grigia viva. E non voglio neppure tentare di entrare nella mia testa per cercare di capire il perché di tante mie sensazioni e reazioni inconscie così contrastanti. Mi lascio andare, senza pensare, ciò che arriva sul momento lo prendo o lo lascio a seconda di un’ispirazione consapevolmente irrazionale.
C’é chi si aggrappa disperatamente ad una parvenza di normalità, in fuga dall’anormalità di altre situazioni inconcepibili che fanno parte della sua vita e finisce col ritrovarsi tra le mani altri problemi che non fanno altro che aggravare il peso di quelli già esistenti. Problemi utili? O perfettamente inutili, in quanto tali? Bella domanda.
C’é chi preferisce guardare in faccia la realtà, affrontarla a spada tratta subendone tutte le conseguenze del caso. Cuore impavido, mente elettrica, fegato robusto, a testa bassa: mi piego, ma non mi spezzo.
Chissà se questa sia la via.
C’é chi fa della solitudine un dramma. C’é chi sa farne un’amica fidata: come dice il proverbio, meglio soli che male accompagnati. E pure qui, chissà quale sia la via…
Non so, non mi pongo domande su questa sorta di filosofia. Ho i miei punti cardine: il mio incrollabile ottimismo, il mio guardare il bicchiere ammezzato come sempre pieno, i miei sbalzi di umore che mi fanno sentire vivo, la mia vita passata e tutte le esperienze che l’hanno contrassegnata, gli errori commessi, gli insegnamenti tratti, quelli futuri e gli insegnamenti che ne trarrò. Sono solo, nella mia vita di questi giorni caotici e privi di forma. E solo affronto la vita, ma non mi sgomento, perché non ho paura, soprattutto se penso a tutte quelle persone che hanno segnato la mia vita nel bene e nel male, che mi hanno dato tanto nel bene e nel male e che mi hanno fatto diventare ciò che sono adesso, nel bene e nel male…
A loro, dedico questa bellissima canzone che ho avuto il piacere di ascoltare dal vivo, in un concerto che definire energia pura é riduttivo… A loro, tutte loro, quelle che son passate e poi sparite, quelle che ancora mi dicono ti voglio bene, quelle che ancora mi dicono ti odio e chi fa ancora parte dei miei giorni…
Le forze della natura si concentrano in te, che sei una roccia, sei una pianta, sei un uragano.

riflessioni in notturna

A volte fa impressione pensare a come mutino le cose nella vita di ognuno di noi…

Ma ciò che impietrisce una persona sensibile, é vedere come mutino certi rapporti importanti…

Dalla condivisione di un dialogo produttivo, intenso, ricco,  fatto di tante avventure all’intrattenimento di un parlocchiare banale, informe e per niente stimolante, fatto di qualche materialissimo “scambio” di favori…

Che dire… Oggi a me, domani a te…

Sic transit gloria mundi.

Rivendico!

Io rivendico il diritto a sentire…

Io rivendico il diritto alla rabbia…

Io rivendico il diritto alla gioia…

Io rivendico il diritto alla sofferenza…

Io rivendico il diritto al dolore…

Io rivendico il diritto all’allegria…

Io rivendico il diritto ad amare…

Io rivendico il diritto alla giustizia…

Io rivendico il diritto alla libera espressione…

Io rivendico il diritto alla parola…

Io rivendico il diritto al pensiero…

Io rivendico il diritto alle emozioni…

Io rivendico il diritto alla critica…

Io rivendico il diritto alla difesa…

Io rivendico il diritto alle mie azioni…

Io rivendico il diritto alle mie reazioni…

Io rivendico il diritto alle conseguenze…

Io rivendico il diritto alle mie responsabilità…

Che nessuno, dico nessuno, venga a dirmi quel che devo fare: perché decido io cosa, come, quando e perché.