Archivi tag: morte

Trillulina trillulà

Quando ti ho vista per la prima volta, in mezzo alle altre tue sette sorelle, quella fine di aprile tra i monti di Sperlinga, pensai “Spenta, solitaria, bellina, ma niente di che… ‘n can’i mannara, ca pari na pecora”.

Poi detti retta a chi in te aveva creduto a prima vista e non posso far altro che ringraziarla, per averti fatto entrare nelle nostre vite.

Sei stata un tornado dalle mille emozioni: le arrabbiature che davi quando ne combinavi una delle tue, la tenerezza dei tuoi occhi quando ti mettevi in un cantuccio dopo un rimprovero, l’attaccamento al tuo fratellone più grande che seguivi passo passo e che stuzzicavi senza posa, la codina che si muoveva all’impazzata quando ti guardavamo e tu capivi felice che stavamo parlando con te, le slinguazzate con cui lavavi i nostri visi quando mostravi gioia e affetto come il presentarti sempre a zampe all’aria in attesa di tante carezze sul pancino e per dirci a tuo modo e allegra che ci volevi bene, la ruffianeria con cui elemosinavi il mangiare mentre eravamo a tavola presentando la zampa sollevata, il tuo buffo ringhiare contro gli estranei, il tuo senso di branco, la tua infinita dolcezza con cui ricambiavi le risposte alle tue voglie di contatto, perché non volevi mai stare sola: quante volte abbandonavi il tuo capino nella mia mano e ti lasciavi carezzare a occhi chiusi, appagata e contenta.

Mi sono innamorato di te giorno dopo giorno, tra tanta pazienza che andava via nelle tue mille monellerie e il cuore che si scioglieva davanti al tuo sguardo, che muoveva subito al perdono e alle coccole. Ero orgoglioso di te, perché dopo tante arrabbiature eri diventata bravissima: una cagnolina grande, nonostante i tuoi nove mesuzzi, che aveva imparato a fare le sue cose fuori, che sapeva aspettare paziente per uscire, che aveva trovato i suoi spazi tra le quattro pareti di un appartamento da condividere con un cagnone più grande e burbero, che aveva imparato ad accoglierti e a proteggerti… E che adesso ti cerca e ti cerca e il magone più grande che ci prende cercando di distrarlo e di fargli far altro.

Sei andata via dall’oggi al domani, lasciando un vuoto che strazia il cuore, senza un perché, con la rabbia immensa per l’impotenza di non averti potuto salvare…

Il ricordo della tua ultima notte che mi si presenta sempre è quando, nonostante fossi senza forze e ti reggessi faticosissimamente in piedi, hai fatto quei quattro passi sull’erba, incoraggiata da me, per fare la tua ultima pipì su quel prato che avevi tanto amato e che ti ha cagionato una morte subdola, nascosta in una bustina apparentemente innocua… Nonostante tutto sei stata coraggiosa e caparbia fino all’ultimo. Come quando sei poi rientrata a casa in braccio a me, ti ho poggiata sulle tue zampine e tu, passetto dopo passetto, sei arrivata fino in camera, dove il tuo fratellone e la tua mamma ti aspettavano, fermandoti col capino basso, in attesa che qualcuno ti sollevasse e ti mettesse al calduccio. Un’immagine struggente di tenerezza, di coraggio, di orgoglio: c’è tutto di te in quell’immagine. E ancora l’istante in cui ti sei sollevata sulle tue zampe da sola, ci hai guardato tutti intorno a te, come per darci l’ultimo saluto e per dirci “io ci sono: vi voglio bene!”. E qualche minuto dopo sei volata via, silenziosa…

Testona, caparbia, affettuosa, festosa, allegra, giocosa, disastrino, esuberante, coraggiosa… Fino all’ultimo istante in cui ho chiuso i tuoi meravigliosi dolcissimi occhi volevi esserci, testardamente, per dirci che ci volevi bene.

Ho lasciato il tuo collare assieme a te, nel piccolo letto di terra in cui riposi: se ci vedi da qualche parte adesso, forse lo indosserai e ti ricorderai di noi, di me, della tua mamma adottiva e del tuo fratellone peloso, mentre corri felice e arruffona come sempre…

Ciao trillullina trillulà, ciao patata, ti porteremo con noi con l’immenso senso di gratitudine per la gioia che hai portato nelle nostre vite.

Laila, 5 febbraio 2013, 9 novembre 2013.

IMG_8465

Lasciateli in pace…

Non credo vi sia altro da dire che questo…

Una famiglia segnata dal dolore, un calvario lungo anni ed anni, una vita che non é una vita.

Eluana Englaro non c’é più: é morta tanti anni fa, da quando il suo cervello ha smesso di funzionare, da quando l’ultima sinapsi  ha smesso di lavorare… Il suo corpo ha continuato a vegetare, per inerzia, senza controllo alcuno che non quello imposto dalle macchine e dai protocolli medici.

Un accanimento lungo anni, per mantenere un tronco acefalo in funzione. Un corpo senza Vita a vegetare.

Questa famiglia ha il diritto di mettere il punto ad una vicenda assurda. Ha il diritto di vivere il suo dolore e il ricordo nella propria intimità.

E cos’accade? Uno stormo di avvoltoi,un branco di sciacalli,  predatori, ratti di fogna, scatena una bagarre mediatica per…. Cosa? Interesse per la “vita” di Eluana? O per meri, sporchi, zozzi, schifosi, assurdi e obbrobriosi fini politici e di potere? Una vicenda chiassosa usata ad arte per distrarre, come sempre, la gente dai reali problemi del paese. Usare il dolore intimo di una famiglia affranta da anni di lotte e di sofferenze, per indossare le vesti dei buoni, dei difensori della vita (salvo poi emanare leggi vergognose come quelle sull’immigrazione, che hanno il sapore dello squallore di una repubblica delle banane)??? Politicanti di regime e una chiesa retrograda, alleati in questa crociata, non per salvare una “vita” che non esiste più, ma solo per rinverdire e rinfocolare un’immagine penosa, facendo leva sulla lacrimevole compassione dei più?? Con un accanimento senza paragoni. Insulso. Disturbante. Come si può gridare all’assassinio? Come si può fregarsene del dolore di una famiglia così? Mettere da parte i sentimenti di chi, questo dolore, lo ha vissuto giorno dopo giorno per anni per imporre la propria ragione?

Che vergogna. Che vergogna! Ma che schifo stà diventando questo paese?

Lasciateli in pace, sciacalli!