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Una storia incredibile

Quando ho visto quel film decisamente meraviglioso che è “Il favoloso mondo di Amelie“, la storia del nanetto che faceva il giro del mondo la trovai come una delle trovate più originali della sceneggiatura. Oggi ho trovato un articolo sul sito di corriere.it, così talmente sorprendente, che non posso esimermi dal postarne il link qui, ad onore delle persone originali, che, nella vita, non si accontentano delle banalità. 🙂

Aggiornamento delle ore 19.49:

Ho trovato il link con alcune delle foto scattate qui (dal sito di repubblica.it). Questa cosa mi fa impazzire: è eccezionale!

La libertà é una farfalla?

Sembrerà riduttivo, ma una delle frasi più pregnanti che ho sentito durante la visione del film “Uccidete la Democrazia”, visto in occasione del cineforum di universipossibili, é stata quella che da il titolo a questo post, e pronunciata da un paziente di un centro per malati psichiatrici durante un’intervista fatta a Fassino. Perché questa frase dice tutto. Dice quanto possa essere bella la libertà (bella come i colori delle ali di una farfalla) e, al tempo stesso, delicata (come una farfalla può esser delicata), facile preda (come una farfalla) e oggetto di inganno (come una farfalla esposta in vetrina, bella, ma morta).Il film di Deaglio e Cremegnani é stato un piccolo omaggio al complottismo. Incentrato su un’analisi suppositiva su tutte le stranezze legate alle elezioni politiche del 2006, si dipana, a volte noiosissimo (ma é pur sempre un docuthriller), altre volte esplosivo nelle sue conclusioni. Non é il massimo in fatto di montaggio, parte recitativa (dove presente), e capacità di tenere desta l’attenzione, tuttavia merita la visione.

Non so se tutto ciò che nel film viene presentato come probabile e possibile verità su quelle strane elezioni, sia effettivamente vero, ma un merito, sicuramente, questo film lo ha. Il merito della denuncia, della denuncia di come la democrazia sia in pericolo, costante pericolo, soprattutto quando viene gestita da personaggi dubbi, come quelli presenti nei governi degli ultimi anni. La democrazia può essere facile preda ed ostaggio di pochi senza scrupoli, che a difesa del potere asservirebbero lo Stato ai propri bisogni. Cosa che, in effetti, accade giorno dopo giorno: non occorre andare molto lontano. Basta dare un’occhiata ai livelli scadenti della nostra informazione, alle verità taciute, a quelle distorte, a quelle deliberatamente stravolte e manipolate in maniera tale da presentarsi per l’esatto opposto di ciò che sono in realtà.

Esiste anche un sito da poter consultare qui.

Oltre la palpebra sinistra, ci sono altre due cose che funzionano ancora: l’immaginazione e la memoria

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“[…] la E svolazza in testa e la W si aggrappa per non essere lasciata alla carovana. La B tiene il broncio per essere stata relegata vicino alla V con la quale si confonde senza sosta. L’orgoglioso J si stupisce d’essere stato collocato così lontano, proprio lui che da inizio a tante frasi. Infastidito dal fatto che la H gli abbia soffiato il posto, la grossa G tiene il muso e ogni volta che il “Tu” e il “Te” appaiano, la T e la U assaporano il piacere di non essere stati separati.”

Jean-Dominique Bauby (1952-1997) – Lo Scafandro e la Farfalla
L’alfabeto muto di Jean-Do ci accompagna per quasi tutta la durata del film. La volontà di comunicare, di trasmettere pensieri ed emozioni attraverso un codice così particolare, così apparentemente faticoso e macchinoso, ha permesso a questa persona condannata a vivere una vita lucidissima in un corpo quasi del tutto inerte, di lasciare lo scafandro in cui giaceva pressoché immobile e di involarsi leggera come una farfalla sui sentieri della propria immaginazione e dei propri ricordi, di scrivere un libro attraverso cui trasmettere a chiunque ciò che la sua voce, la sua mano, il suo corpo non poteva praticamente più comunicare.
E’ un film toccante, di difficile realizzazione, non é facile usare la leggerezza e pure l’ironia parlando di una persona condannata a vegetare su un letto, su una sedia, senza poter muovere nient’altro che la palpebra dell’unico occhio rimastogli aperto… Un film bello, che ti prende e ti accompagna per mano in un mondo che nessuno vuol immaginare, che nessuno vorrebbe mai incontrare. Un mondo dove lo spazio per i sentimenti, le emozioni, la vita si dilata e si ingigantisce fino a riempire tutto ciò che sta intorno, permeandolo.

Caimano!

Ieri sera, in occasione della prima del cineforum organizzato da Universi Possibili presso la Scuola Superiore di Catania, ho visto “Il Caimano“, discusso film di Nanni Moretti, contestatissimo dai centrodestrorsi, amatissimo dai girotondisti, taciuto dai centrosinistri. Il primo film che ha raccontato la storia tutta italiana di un certo Berlusconi, di nome Silvio, di professione Imprenditore, politico per stato di necessità, ufficialmente dottore e cavaliere del lavoro. Mentre passavano le scene, con la coda dell’occhio, cercavo di carpire le espressioni della mia lei, per comprendere se stesse riuscendo a capire oppure no, data la sua età che non le ha permesso di vivere quei momenti che io, invece, ricordo molto bene… E così mi son trovato a riflettere (complice pure la lettura in questi giorni del libro di Marco Travaglio e Peter Gomez “Regime”), sul castello di menzogne che nasconde la verità storica di questo personaggio ambiguo… Verità storica che affonda le proprie radici negli oscuri manovrii degli anni ’70, con dietro realtà molto dubbie come la Loggia Propaganda 2, altrimenti nota come P2 del gran maestro Licio Gelli, che proseguì sugli strani movimenti finanziarii che portarono il nostro ad arricchirsi clamorosamente e rapidissimamente tra la fine degli anni ’70 e gli inizi degli ’80, sugli strani movimenti politici che portarono il nostro a godere di appoggi inconcepibili presso i governi di allora (con l’intero PSI di Bettino Craxi ad appoggiarlo) con l’emanazione di leggi scandalo (come la Mammì), fino ad arrivare al ciclone tangentopoli ed alla sua “discesa in campo”, con la bevuta “dell’amaro calice” come “unto del signore” (tutte espressioni usate dal nostro), incalzato dalle indagini della magistratura milanese che stava arrivando a mettere a nudo le sue porcherie… E con la nascita della maggiore menzogna propinata dal nostro e dai suoi accoliti: che la magistratura faccia uso politico dei suoi strumenti per dargli contro. E non già che la magistratura indagasse a fondo su di lui già quando ancora i famosi circoli Forza Italia dovevano nascere e la sua carriera politica doveva essere ancora del tutto inventata… La magistratura indagava e iniziava a scoprire i fondi neri, i prestanome, i legami con la mafia, i rapporti con dell’Utri, Previti, lo stalliere di Arcore… Al giorno d’oggi siamo bombardati da menzogne, menzogne, menzogne contro fatti storici, documentati ed oscurati, di cui mai nessuno parli, che nessuno metta in luce, nessuno ricordi, nessuno menzioni e quando lo fa viene messo a tacere: semplicemente viene oscurato… La verità viene ufficialmente taciuta, non si dice. Viene coperta, stravolta da altre verità ufficiali. I libri di storia vengono riscritti dalla televisione e dalla verità mediatica dei lakké e dei cortigiani. E la gente, in quindici anni, alla fine si é convinta che il povero caro sia effettivamente una vittima delle sinistre e che la verità ufficiale sia quella oggi a tutti nota, quella del suo scandaloso “Una Storia Italiana“, uno delle più grandi e scandalose operazioni di disinformazione della storia moderna italiana… Roba che il MinCulPop, a confronto, era un’accozzaglia di imbecilli…