Lettera ad un amico

Quelle sensazioni che senti tue e tieni gelosamente conservate…
Come una musica che, travolgente, ti avvolge e ti trascina nel ritmo, irresistibile.
E quella razionalità che ti càpita di maledire, che ti trattiene e ti impone di non ballare, ma di dover camminare su di un percorso lineare, dritto, senza svolte…
La vita che tieni tra le tue mani e il rammarico di non poterla indirizzare giorno dopo giorno, affidandosi ad un divenire tutto da scoprire e non pianificato.
Il senso di responsabilità e la consapevolezza di dover porre attenzione in ogni gesto che fai, per evitare di ferire. E la consapevolezza, ancora, di sapere che, prima o poi, non tutto potrà essere evitato. Che arriverà il giorno in cui ti toccherà agire senza guardare in faccia niente e nessuno, per raggiungere ciò a cui aspiri.
Le calende greche non esistono e l’eternità è un sogno per devoti credenti.
Tu, piccolo uomo, che hai la pretesa di avere un cuore che batte e che sente, devi accettare il peso e il gravame delle tue scelte. E affrontare le evenienze col coraggio che non sempre è sinonimo di razionalità…
Quando ti fermi ad un bivio, ti càpita che non sempre la strada giusta sia quella indicata dai cartelli. Sai che, spesso, altri hanno posto lì un segnale sulla base di qualcosa, una logica, sì, che non ti appartiene.
Ragionare con la pancia: ossimoro che è essenza di una vita.
Malinconia e rimorso sono le uniche bestie da cui fuggire. Non voltarsi mai indietro e lanciarsi e rilanciarsi senza timore: se sbagli, impari, se non sbagli, non avrai mai imparato nulla.

Quelle notti passate senza ricordarti sogni che lasciano solo una sensazione di fuori posto al mattino. Quello struggimento che ti prende, mentre le palpitazioni ti stordiscono il cuore… Richiami che non puoi lasciare inascoltati. Che valgono il rischio, come quei treni che passano una sola volta nella vita.
In fondo non è mai sbagliato non aver paura di seguire il cuore: girala come vuoi, ma solo quando ci si lascia travolgere allora, sì, si potrà dire di sentirsi appagati…

Uomo

Certi scorci e certi odori, un tempo incerto verso un inverno che viene.
“Chi sei?” domandò con gli occhi sgranati dell’innocenza di un bambino…
“Un viandante, un viandante dell’anima”.
“E cos’è un viandante dell’anima?” riprese, con gli occhi ancora più sgranati…
L’uomo guardò il bambino senza parole. Rimase in silenzio, mentre la sua mente vagava tra immagini, sensazioni, parole, ricordi…
E non riusciva a darsi una risposta, se non che una cacofonica ressa di impulsi che giungevano da tutti gli angoli della sua mente greve di domande…
Ne era certo, era un viandante dell’anima, se lo sentiva, ma non sapeva spiegarsi il perché e il come.
Si sentiva spiazzato di fronte a quegli occhi grandi di innocenza, incredulo di non sapersi dare una risposta.
Avvertiva un senso di spossatezza di fronte a tanta incertezza, mentre la sua mente seguiva un filo illogico di sillogismi e paranoiche sensazioni.
Iniziò a guardarsi intorno, quasi a cercare un appiglio a cui aggrapparsi, come per voler uscire da una messe di pensieri smozzicati che parevano volerlo trascinare giù, verso un pozzo fondo e senza sbocchi.
Si sentiva i vestiti stretti, si sentiva quasi soffocare, la testa girava, le membra cedevano. Non si arrabattava. Non capiva.
Elasticità, benessere, curiosità, torpore domenicale, colore, chiacchiere, macchie, lampi, mangiare, luci, locale, adattamento, uscire, cianfrusaglie, appuntamento, marciapiedi, normalità, treni, convenzione, auto, odori, orticello, visite guidate, scarpe comode, abbonamenti, sapori, monotonia, obiettivi e macchina fotografica, adeguamento, portatile, tono su tono, telefono, abbinamento, novità, soldi, web, vetrine, libri, stanchezza, sacco in spalla, calore, musei, comodità, dipinti, aereo, paesaggi, poltrire, mani bucate, fretta, viaggiare senza nessuna meta, contratti, scoperte, certezze, caso, dritti alla meta…
Una babele.
Lo scontro si consumava senza fine, nell’arsura della sete, nel languore della fame, nell’assenza della mancanza.
Stordito, si allontanò, camminando prima all’indietro, continuando a guardare gli occhi grandi e interrogativi del bambino e poi voltandosi e marciando via frettolosamente, le mani nella tasca del cappotto, il bavero alzato.
Il bambino lo chiamò, gridando “Perché vai via?”.
Fece finta di non sentire, si sentì vigliacco, prese il primo vicolo che incrociò venendo via da quella piazza e si addentrò senza voltarsi.

Adeus José

Acho que na sociedade actual nos falta filosofia. Filosofia como espaço, lugar, método de refexão, que pode não ter um objectivo determinado, como a ciência, que avança para satisfazer objectivos. Falta-nos reflexão, pensar, precisamos do trabalho de pensar, e parece-me que, sem ideias, nao vamos a parte nenhuma.

Penso che la società di oggi abbia bisogno di filosofia. Filosofia come spazio, luogo, metodo di riflessione, che può anche non avere un obiettivo concreto, come la scienza, che avanza per raggiungere nuovi obiettivi. Ci manca riflessione, abbiamo bisogno del lavoro di pensare, e mi sembra che, senza idee, non andiamo da nessuna parte

da o caderno de saramago

Sentire

Sera, pioggia incessante fuori, scrosciare di gocce fredde e grevi, la sigaretta penzola dalla bocca svogliata, davanti ai miei occhi si susseguono frasi, discorsi, battute…

Partecipo alle discussioni, un po’ per voglia, un po’ per inerzia. I miei pensieri corrono e si rincorrono. Non ho voglia di riflettere, ma di sentire. Seguire una logica diventa troppo oneroso in questo momento. Tanto vale abbandonarsi alle sensazioni.

Il flash di una canzone accende mille piccole luci nella testa: sono come mille piccole bolle colorate e luminose che lampeggiano senza un ordine preciso. Mi affido alle luci e ai colori e mi lascio attrarre e sedurre pian piano….

E’ come lasciarsi prendere per mano e addentrarsi dentro un luna-park pieno di attrazioni. Rifuggo la casa degli orrori, guardo estasiato l’ottovolante, ammiro la ruota panoramica e mi intimorisco al sibilo delle carabine del tiro a segno…

Torno bambino nel cuore e assorbo come una spugna tutto ciò che mi sembra bello, che mi diverte, che mi fa stare bene.

Tra le mille luci che si accendono e si spengono e mi ubriacano piacevolmente intravedo finalmente i tuoi occhi che trasmettono prepotentemente sogni. Mi imbarazzo di fronte alla intensità del tuo sguardo. Ho quasi paura a guardarlo: so che inizierei ad entrarvi dentro e ad esplorarlo. Ho timore a farlo, sento una gran delicatezza sfiorarmi e ho timore a violarla, con l’impaccio di un grosso elefante che si trovi a camminare in un negozio di cristalli…

Resto così… Rapito e meravigliato da me stesso. Mi scopro quasi vulnerabile. Mi godo il momento fino in fondo: forse da troppo tempo non provavo più sensazioni simili. Forse avevo perso l’abitudine dopo troppo tempo dedicato a mantenere in piedi equilibri precari e instabili da trascurare la bellezza dell’innocenza.

E’ strano, è come vivere in un limbo, sospeso a mezz’aria. Non sapere cosa possa accadere e restare in balia della delicatezza di sensazioni che pensavo perdute.

Mi godo il momento, me lo godo fino in fondo: so che la vita è avida di certi istanti per lasciarli andare senza essere vissuti pienamente… Non commetterei mai quest’errore… Mai. E non lo commetterò…



Come stai oggi?

Stasera è una serata un po’ così…

Poca voglia di chiacchierare amenamente, un film stupido tanto per passare il tempo e lo scroscio della pioggia in sottofondo.

“Ciao, come stai oggi?”

E’ quasi un tuffo nelle emozioni: non sempre si ha il tempo di viverle o di volerle vivere fino in fondo.

Si fa finta di non sentirle, travolti dalle tante cose da fare: un pragmatismo di routine. Buttarsi a letto in fondo alla giornata, per un sonno i cui sogni l’indomani non si riuscirà a ricordare. E non si saprà se saranno stati brutti o belli.

Manca la dolcezza della ninna-nanna, il mugolio sommesso, battendo la testa sul cuscino, come facevo da bambino per addormentarmi. L’innocenza di quando tutto era ignoto e la vita una continua scoperta priva di esperienze.

A volte, manca la sensazione di una semplice carezza sui capelli, quel sentirsi rassicurati, quel sentirsi guidati. Era bello lasciarsi portare per mano e riporre la propria totale fiducia in chi ti guidava.

Oggi, tocca a me dare la mano, guidare, insegnare, stare attento a non sbagliare, a non commettere errori. Oggi, la responsabilità della mia vita è nelle mie mani. Manca l’innocenza ed è vietato cedere troppo alla semplicità dell’istinto: andare per odori, come gli animali, reagire di riflesso, agire d’istinto, appunto.

Sembra non ci sia spazio per sentire: come nel lasciar trasportare i propri pensieri dal sibilo del vento, sotto un cielo di stelle, nel deserto della montagna, senza rumori molesti, se non il suono del vento che ti afferra i capelli e riempie le tue orecchie… Come la nenia della buonanotte.

Sembra non ci sia spazio per la forza dirompente di un sorriso, che spazzi via gli imbarazzi e rompa gli indugi dei silenzi forzati.

Sembra come se tutto si avviti su se stesso, in un informe gomitolo di eventi difficili da dipanare e da capire.

“Ciao, come stai oggi?”

Si vive così: come prede di un ineluttabile destino. Ghermite dagli eventi e graffiate e ferite, le urla come lo stridore delle unghie a grattare una lavagna. Insopportabile. Eppure… Si ha ancora la voglia di sorridere: sì 🙂

Inutile domandare troppo alla propria testa: certe risposte non ci è dato conoscerle. Perché mai doverle immaginare? Quando, in fondo, basterebbe attenderle?

L’esperienza sa essere una pessima consigliera nel distruggere i sogni in nome del pragmatismo con cui tentiamo di nascondere il cuore, non facendogli sentire più nulla. Solo il digrignare dei denti, l’oblìo dei pensieri per le cose da fare, il lacerarsi continuamente dietro a rabbie che non hanno un senso: i conflitti nascono troppo spesso dalle questioni di principio addotte dall’esperienza, per essere veramente reali.

Meglio che me ne freghi, allora: si fotta il buon senso, si fotta la ragione, si fotta l’esperienza. Alla fine, la vita è fatta per essere sentita. E anche la sofferenza, se occorre, fa parte del gioco. Perché la ruota gira, perché non sempre le cose procedono per un verso, perché tutto può essere cambiato, perché non può piovere per sempre. Perché, anche mentre piove, non ha senso ripararsi: c’è più vita nel sentirsi scorrere l’acqua sul viso…

Musica…

Don't take offence at my innuendo – Ƿ€ɳƨɻ€ʁɨ ɖɬʂѻƦƌĮИáϮǁ